“Vai dove ti senti!”
L’intento di Shopiemonte è quello di far conoscere la propria meravigliosa terra, il Piemonte, semplicemente raccontandola.
Leggendo questo delizioso articolo diCaracciolo che descrive emozioni e colori delle nostre Langhe si ha la sensazione di percorrere con lui le tappe della Strada del Barolo.
“Non c’è una direzione precisa ma colline, strade, cantine, vigneti che scandiscono le tappe della Strada del Barolo e dei vini di Langa.
Barolo, Serralunga, Dogliani, Monforte sono i cartelli che si susseguono sulla Strada del Barolo. “Vai dove ti senti” è il cartello che non c’è, ma è come se fosse sempre presente e soprattutto è affidabile. Non ti fa sbagliare strada, mal che vada ti ritrovi tra i vigneti, alle porte di una cantina o a stringere la mano di un vignaiolo. La Strada del Barolo e dei grandi vini di Langa non segue un tracciato preciso, a volte è una sinuosa traccia asfaltata, altre volte un sentiero tra le vigne, oppure un balcone affacciato sulle colline o il tavolino di un’osteria. La Strada del Barolo è un’esperienza ispirata al movimento. Curve, salite, discese, incroci sono stati d’animo che ognuno vive liberamente. Il bello di questa strada è che non impone direzioni o programmi e ogni momento è buono per fermarsi, guardarsi intorno e dentro, ascoltare, assaggiare, guardare il mondo attraverso il rosso rubino di un bicchiere di Dolcetto.
Equivoco Dolcetto
Sì, Dolcetto…Già, perché la prima cosa che ho imparato lungo questa strada è che il Dolcetto non è come inganna il nome un vinello da pasto, simpaticamente “dolcetto” e di compagnia. Piuttosto un vino importante. Già presente nel Bando Vendemmiale di Dogliani del 28 agosto 1593 ma generalmente diffuso dall’800, il Dolcetto è il vino quotidiano di uomini, donne e bambini di Langa. Dolcissima l’uva, ricca di ferro, manganese, potassio a tal punto che durante le vendemmie era alla base della tradizionale “cura dell’uva” in quanto gli venivano riconosciute doti terapeutiche. Per secoli è stato il vino leggero da pasto poi, ultimamente, è cambiato qualcosa. “Estati più calde e asciutte hanno regalato a questo vino una gradazione più alta. Un tempo era impensabile bere un Dolcetto di 13 o 14 gradi”. Tanto per essere chiari, a parte il colore rosso fiammante, dato puramente estetico, i viticoltori di Langa lo definiscono composto, pieno, fruttato; affinato nei legni o in bottiglia assume tonalità quiete, di grande eleganza e morbidezza.
Sua Maestà Barolo
Il vitigno di questo vino è il Nebbiolo, marchio autentico di Piemonte. Si chiama Nebbiolo ispirandosi alle nebbie autunnali che avvolgono le Langhe perchè l’uva maturi più tardi. Per potersi chiamare Barolo il vino ottenuto da questo vitigno deve essere sottoposto ad un periodo di affinamento di almeno tre anni, due dei quali in botte di rovere.
Qualche numero per rendere l’idea: i vigneti di Nebbiolo da Barolo sono circa 1240, i viticoltori poco più di 800 per una produzione di 95mila quintali d’uva e circa 10 milioni di bottiglie. Grandi quantità ma anche una qualità riconosciuta in tutto il mondo.
Passione rosso rubino intensa
Seguendo l’indicazione “Vai dove ti senti” si entra nel mondo dei viticoltori, personaggi tanto diversi tra loro accomunati unicamente dal fatto che producono vino. Piccole aziende familiari, storici produttori, cantine antiche e strutture dal design moderno, piemontesi doc e “stranieri” che hanno scelto questo paradiso per vivere, giovani e anziani. Oltre al vino il comune denominatore è la passione per quello che fanno, una passione rosso rubino intensa. Persino i produttori di origine svizzera e piemontesi di adozione mi hanno trasmesso una passione mediterranea. E così il viaggio attraverso le cantine, oltre a leggendarie degustazioni che talvolta hanno reso complesso il ritorno a casa (le curve si moltiplicavano…) è stato e può essere il viaggio nelle case dove, sempre con un calice in mano, si può ascoltare, parlare, imparare tanto su questo angolo di Piemonte. La gentilezza è nell’aria e, sfatando il luogo comune di piemontesi chiusi e poco comunicativi, anche chi esperto di vini non è può appassionarsi. Almeno quando si torna a casa si può compiere quel gesto di far girare il vino nel bicchiere con un minimo di consapevolezza in più e si comprende che “tannico” vuol dire che allappa e al palato risulta astringente (tipico dei vini giovani prima dell’invecchiamento), che “ampio” significa dal sapore armonico ed equilibrato, “rotondo” che le percentuali dei suoi componenti sono perfettamente dosate, e “molle”, al contrario, indica difetto di corpo, gusto e carattere.
Chi invece è già un bevitore esperto e “affinato” avrà l’occasione di approfondire e conoscere vini che non basterebbe una vita… Solo per provare più di 800 etichette di Barolo.
La grande famiglia
Il Barolo giovane, quello che non finisce in botte, è il Nebbiolo. Dallo stesso vitigno si produce questo vino della stessa famiglia che può essere bevuto l’anno successivo alla vendemmia. Per avere un’idea completa, oltre al Barolo, questo vitigno è padre di altri vini importanti: Barbaresco, Roero, Nebbiolo d’Alba e Langhe Nebbiolo. Completano il quadro dei grandi vini di Langa la Barbera, principale vitigno a bacca nera del Piemonte, l’ultimo arrivato, il Langhe Chardonnay, il Langhe Freisa, vale a dire il vino fresco di tutti i giorni e il Verduno Pelaverga, limitato al territorio di Verduno e in alcune zone di La Morra e Roddi: le prime produzioni in purezza (non abbinato ad altri) di questo vitigno risalgono agli anni ’70 ma grazie a un Seminario Permanente di Luigi Veronelli su una vigna sperimentale e agli ottimi risultati ha ottenuto la doc nel 1995.”
Un viaggio meraviglioso, non è vero?!
